domenica 8 ottobre 2023
Realismo e paradosso, di Marco Siragusa - XIX Congresso di UCPI - Firenze 6/8 ottobre 2023 il testo dell’intervento congressuale del Presidente Marco Siragusa]
lunedì 3 ottobre 2022
[Pubblichiamo il testo, e in calce il link video, dell’intervento del Presidente di CP Trapani, Marco Siragusa, al Congresso straordinario di UCPI “La Giustizia oltre il populismo”, Pescara 30/9-2/10/22].
giovedì 5 maggio 2022
PROCESSO PANDEMICO E RIFORMA DEL CODICE DI PROCEDURA PENALE: il documento approvato dal Consiglio delle Camere Penali Italiane del 29/30 aprile 2022
Pubblichiamo la relazione elaborata dalla commissione del Consiglio delle Camere Penali Italiane, istituita con deliberato del Consiglio delle Camere Penali Italiane dell’11 febbraio 2022,
La commissione è stata coordinata da Marco Siragusa (CP Trapani) ed è composta da Valentina Alberta (CP Milano), Laura Antonelli (CP Pisa), Vincenzo Comi (CP Roma), Fabrizio Cravero (CP Imperia-Sanremo), Fabio Ferrara (CP Pa- lermo), Luca Maggiora (CP Firenze), Valerio Murgano (CP Catanzaro), Guglielmo Starace (CP Bari) e Gabriele Terranova (CP Prato).
Il documento della commissione è stato approvato dal Consiglio delle Camere Penali del 29/30 aprile 2022.
lunedì 27 settembre 2021
Congresso UCPI 2021 - Gli articoli de Il Dubbio
domenica 26 settembre 2021
Il garbo e l’imbarazzo - di Marco Siragusa
Congresso UCPI - Roma 24-26 settembre 2021 - l'intervento del Presidente della Camera Penale di Trapani, Marco Siragusa
I Congressi, come i processi, vivono di sensazioni.
Due sono le parole che qualificano questo Congresso: garbo e imbarazzo.
Il garbo della Ministra Cartabia nell’esporre le ragioni di una riforma che ha uno scopo (ridurre del 25% i tempi del processo con i soldi dell’Europa), e l’imbarazzo di difenderla glissando sull’evidenza che origina dal suo vizio genetico: l’improcedibilità.
Il garbo di Vittorio Manes nel difendere i lavori della commissione Lattanzi e l’imbarazzo di non poter dire - expressis verbis - che la soluzione B sull’improcedibilità era affidata alla scelte della politica e non era l’opzione della commissione.
Il garbo di Oliviero Mazza nel trovare il buono della riforma e l’imbarazzo di dover ammettere che la riforma è migliorabile solo estendendo la regola di improcedibilità alle indagini preliminari, sfruttando la leva della norma in bianco contenuta nella legge delega.
Il garbo di Giorgio Spangher nel ricondurre a “sistema” la riforma della Commissione Lattanzi e a “non sistema” le scelte della politica (quella dei tutti dentro), e l’imbarazzo nel rappresentare i problemi - enormi - che l’improcedibilità produrrà.
Il garbo di questo congresso nell’alzarsi in piedi per rispetto alla Ministra, e l’imbarazzo di dover registrare una standing ovation a chi ha detto quel che tutti sappiamo: il processo accusatorio è morto.
Il garbo della Giunta - abile nel muoversi tra le ragioni del fare politica - e l’imbarazzo di sapere - sempre la Giunta - che il sentimento comune di tutti noi è quello della standing ovation a chi, con commozione nel ricordo di Delfino Siracusano, sussurra la morte del processo del 1989.
Il garbo della Costituzione e del suo rispetto, e l’imbarazzo delle regole dell'articolo 101, “la linea oltre la quale non si può andare” come qui ha detto la Ministra Marta Cartabia.
Il garbo della prima regola dell'articolo 101 Cost.: la giustizia è amministrata in nome del popolo, e l’imbarazzo della sua applicazione: il popolo è buttato fuori dai palazzi di giustizia in tutti i giudizi di impugnazione che saranno camerali (accade in Italia e accade in Francia, come abbiamo sentito al congresso).
Il garbo del potere, ma l’imbarazzo di esercitarlo su mandato e senza i controlli del (popolo) mandante.
Il garbo della seconda regola dell’articolo 101 Cost.- i giudici sono soggetti alla legge - e l’imbarazzo di constatare che i magistrati - fuori ruolo - sono i creatori della legge poi ratificata dalla politica sub-valente. E quando essi (i magistrati fuori ruolo) non riescono con la legge, riescono sempre i magistrati con l’interpretazione, talvolta a Sezioni Unite, poi ratificata dal Parlamento (Riforma Orlando docet). E qui, devo dire pubblicamente bravo - come gli ho detto in privato - al Presidente Caiazza per il suo documento diramato venerdì e per il programma di governo presentato al Congresso.
Il garbo di un programma di governo dell’Unione (link) - condivisibile e autorevole - e l’imbarazzo di non aver discusso dei temi interni.
lunedì 14 giugno 2021
CASO VERBANIA E SEPARAZIONE DELLE CARRIERE - ASTENSIONE NAZIONALE DEI PENALISTI 24 E 25 GIUGNO 2021
venerdì 19 febbraio 2021
20 febbraio '17 - 20 febbraio '21: il nostro ricordo di Ettore Randazzo
<<Le sconfitte permangono a lungo nei rimorsi e nelle sofferenze di ogni avvocato. Fanno parte della sua esperienza, della sua formazione, persino del suo amore per la toga.
Nessuna sconfitta si addebita solo al giudice, abbiamo sempre dubbi sulle nostre strategie, sugli approfondimenti in fatto e in diritto, sulla nostra prontezza, sullo scrupolo, sull’efficacia della discussione finale.
Il nostro non è un mestiere che si insegna, è un mestiere che si impara.
Si impara battendosi contro gli errori, le ingiustizie, le angherie, a volta le meschinità.
Si impara indignandosi di ogni sopruso giudiziario, da chiunque provenga.
Si impara nelle notti insonni, nei tumulti delle nostre angosce.
Si impara soffrendo con i nostri assistiti, scusandoci con loro dei misfatti del sistema giudiziario e di chi lo gestisce.
Si impara coltivando una fede doverosa e irragionevole nella Giustizia.
Si impara tremando nell’indossare la toga, sentendoci penetrati dalla sua malia.
Si impara osservando all’opera - se possibile - i Maestri dell’Avvocatura, studiandone le mosse, cercando di emularli, illudendoci di capire il loro ingegno.
Si impara ringraziando i nostri Padri per aver custodito e tramandato l’incantevole seduzione della Difesa>>
Quattro anni fa, durante l'omelia funebre nella Cattedrale di Ortigia, il fratello di Ettore, il collega Giovanni Randazzo, lo ha ricordato così: “Ettore ci ha insegnato tre cose: la capacità di sognare, il talento nel saper realizzare, la voglia di lottare per migliorare“.
Ciao Ettore, vincili tutti i processi, lì dove c’e giustizia





















