martedì 30 ottobre 2018

(Il)legittima difesa: dall'oggettività della proporzione alla soggettività della reazione

Approvata in Senato la nuova normativa che rivoluzionerà la disciplina della legittima difesa. Non più, dunque, proporzione tra difesa e offesa, non più "commodus discessus" e cioè possibilità di sottrarsi all' offesa anche con la fuga. Sarà sufficiente un grave turbamento e si potrà fare fuoco anche per il furto di un soprammobile o, come si leggeva nei vecchi manuali, per impedire la sottrazione di una gallina (con il massimo rispetto e simpatia per la bestiola). Ed è questa la questione fondamentale e cioè se sia legittimo uccidere l'intruso per difendere un bene di infimo valore, solo e soltanto per un "grave turbamento" dai connotati indefiniti e che dovrebbe essere apprezzato dal giudice, presumibilmente, sulla scorta delle dichiarazione dell'offeso. La nostra alta tradizione giuridica e la nostra civiltà non lo consentono. Il disvalore tra i beni giuridici oggetto della tutela normativa è e dovrebbe rimanere l'unico parametro di valutazione della liceità della legittima difesa. Prevedibili le obiezioni dei propugnatori del nuovo concetto di autodifesa: "se taluno si introduce in ora notturna a casa tua e se sei turbato puoi sparargli". Argomento specioso! L’attuale disciplina consente all'offeso di difendersi, anche con l'uso delle armi, quando in gioco è l'incolumità personale propria e dei propri congiunti, conformemente al concetto di proporzionalità tra offesa e difesa. Chiunque è legittimato ad auto difendersi se il male minacciato è invincibile e non esiste altro modo per sottrarvisi. La propaganda è, dunque, una cosa, altro è invece il diritto! Ciò che sorprende è che questi parametri sono contenuti nel codice Rocco, quello fascista, ma che era stato pensato da giuristi veri, non impegnati in campagne elettorali permanenti.

mercoledì 25 luglio 2018

Manette ai polsi e media

“Per quanto imperfette siano le forme, esse hanno il potere di proteggere. Sono esse le nemiche giurate della tirannide popolare o di altra specie” (Benjamin Constant)
L’articolo 114 comma 6 bis del codice di procedura penale recita che “6-bis. E' vietata la pubblicazione dell'immagine di persona privata della libertà personale ripresa mentre la stessa si trova sottoposta all'uso di manette ai polsi ovvero ad altro mezzo di coercizione fisica, salvo che la persona vi consenta”.
Ora, a meno che i due fermati della nave Diciotti vi abbiano consentito, ciascuno coglie la violazione della regola dalle immagini di questo video auto-prodotto ad uso e consumo dei media (https://m.youtube.com/watch?v=8KWYdFIQexM#).
La dignità e la tutela dalla pubblica gogna sono espressione di civiltà, e non possono essere sacrificati sull’altare della “tirannide popolare o di altra specie”.
[ Marco Siragusa con Salvatore Alagna ]

sabato 14 luglio 2018

IN MARE VITAM VIRTUTE SERVANDAM


"Ci eravamo già occupati - a proposito della vicenda della nave Acquarius - di come certa politica tendesse a risolvere i problemi mediante la propaganda del “fatto compiuto”. Avevamo denunciato, come ragione fondante di uno Stato di diritto, l’indispensabile necessità di garantire e di assicurare i diritti fondamentali dell’uomo.
Torniamo ad occuparcene oggi - quando Trapani è balzata agli onori della cronaca per la vicenda della nave Diciotti - per registrare che avevamo visto giusto.

Dietro la propaganda da quattro soldi che si fa sui diritti umani, il sistema democratico regge sulle spalle di uomini e donne delle istituzioni che svolgono, nel silenzio e con coscienza, il loro dovere quotidiano di uomini dello Stato.
Il nostro plauso va alla serietà del procuratore della Repubblica dott. Alfredo Morvillo e ai magistrati della Procura di Trapani, agli uomini delle forze dell’ordine e al Capo dello Stato, Sergio Mattarella.
Questa vicenda è l’emblema del principio della separazione dei poteri, dei pesi e dei contrappesi sui quali regge il patto sociale e democratico.
Ciascuno di noi, detto altrimenti, può raggiungere la santità semplicemente facendo il proprio dovere. Che è cosa diversa dal propagandare l’odio e la cultura del diverso."

martedì 22 maggio 2018

IL GOVERNO CHE VERRA'

Il cosiddetto contratto di governo suscita perplessità e preoccupazione per la disinvoltura con la quale i suoi ideatori programmano la sistematica violazione della Costituzione.  
I maggiori “attentati” si registrano in materia di giustizia, soprattutto penale.
L'ennesimo colpo al rito abbreviato, che sarà inibito agli imputati di reati puniti con la pena dell'ergastolo o previsti dall'art.51 comma 3 bis del codice di procedura penale; l’inasprimento delle pene per i reati in materia sessuale; le norme che dovrebbero “rivedere al ribasso" l'imputabilità dei minori; il ripristino dei reati depenalizzati; la costruzione di nuovi istituti di pena, non per migliorare le condizioni di vita carceraria, ma per popolarli con nuovi detenuti; l'abolizione sostanziale dell'ordinamento penitenziario, con il superamento del regime non recidivante delle pene alternative; il potenziamento delle intercettazioni.
Una clausola contrattuale che riporterebbe indietro di cinquant'anni l'orologio della giustizia, vanificando i principi costituzionali del Giusto Processo, del  diritto di difesa, e della funzione rieducativa della pena.
In tema di corruzione, è prevista l’introduzione dell'agente provocatore: ci saranno dunque individui che indurranno taluni altri a farsi corrompere per poi denunciarli.
Si tratta di un metodo tipico di quei regimi autoritari che tutelano la propria esistenza, preventivamente individuando e punendo i potenziali oppositori. La Stasi e la Securitate, polizie segrete rispettivamente della Germania Orientale e della Romania di Ceauşescu, l' OVRA di nostra infausta memoria ne sono stati tristi utilizzatori.
Un altro passo a ritroso dell'ora della storia e della civiltà.
L'Avvocatura Italiana non può e non deve rimanere indifferente davanti a simili intenzioni che presto potrebbero tradursi in concreti provvedimenti con lo strumento del voto di fiducia in nome della democrazia e con il placet di qualche migliaio di voti promananti dall’algoritmo della "piattaforma Rousseau".
Occorre dare un segnale inequivocabile e fermo che gli Avvocati Penalisti non sono disposti a tollerare questa sistematica violenza alla Costituzione e che intendono adempiere, fino in fondo, alla loro funzione di garanzia e di  custodia della Legalità.
Chiediamo un segnale deciso: un incontro urgente con il Presidente della Repubblica, uomo di diritto sensibile alle garanzie costituzionali, e con i Presidenti delle Camere, per rappresentare la volontà dell'Avvocatura Penalista di resistere a questa vero e propria deriva giustizialista.
Sull'Avvocatura incombe ancora il dovere di informare i Cittadini  e di difenderne i diritti e le libertà fondamentali, sensibilizzando l'opinione pubblica; è necessaria inoltre un'azione sinergica con la Magistratura illuminata per vanificare l’iniziativa demagogica in preparazione, foriera di ulteriori sostanziali limitazioni libertarie.

Trapani, 22 maggio 2018 Il Direttivo