giovedì 3 gennaio 2019

Il diritto e la propaganda: scopri le differenze

IL DIRITTO E LA PROPAGANDA: SCOPRI LE DIFFERENZE.
Proviamo a spiegare cosa accade tra Orlando (Leoluca, Sindaco di Palermo) e Salvini, tra il diritto e la propaganda.
Il decreto sicurezza dell’inclito ministro di polizia prevede l’abolizione dei permessi di soggiorno per ragioni umanitarie. L’effetto è che, scaduti i permessi attuali, il cittadino immigrato diviene irregolare, e non ha più titolo per l’iscrizione anagrafica di competenza comunale.
Il prode Orlando - con l’appoggio dei Sindaci di tutto lo stivale che hanno competenza sull’anagrafe - obietta che la norma violerebbe la Costituzione e deve essere disapplicata (attenzione a questo termine. Ci torneremo a breve).
Salvini va in tilt.
Il (falso) campione mondiale del federalismo, dimentico che la legge attribuisce alle amministrazioni territoriali la competenza sull’anagrafe, minaccia i sindaci di applicare la (sua) legge (decreto sicurezza) statale pena le conseguenze legali dell’inosservanza (per inciso: è materia che, per legge e come sanno anche i bambini, non appartiene alla competenza del Ministro di polizia ma alla magistratura).
Proviamo dunque a spiegare al confuso ministro Salvini un po’ di diritto.
La (sua) legge vive in un sistema gerarchico e sta “sotto” la Convenzione dei diritti dell’uomo e del cittadino. Ne segue che se la (sua) legge viola la Convenzione, qualunque Sindaco può disapplicarla e qualunque magistrato può assolvere quel Sindaco dalle conseguenze legali impropriamente minacciate dal ministro poliziotto!
In numerose casi la Corte di Strasburgo (giudice internazionale che non c’entra con l’UE) ha condannato l’Italia perché le sue leggi erano “criminogene” e violavano l’art. 8 della convenzione, norma che prevede che <Ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e della sua corrispondenza>.
Questo diritto, sempre secondo l’art. 8, può essere limitato per ragioni (tra l’altro) di sicurezza. A condizione, però, che la legge, caso per caso, specifichi le ragioni e assicuri il diritto di difendersi.
Ecco quel che il decreto Salvini non fa: considera irregolare l’immigrato mediante l’abrogazione dei permessi per ragioni umanitarie e in virtù della mera constatazione dello scadere dei permessi già rilasciati. Sarebbe come se, acquistato un biglietto del treno, a metà percorso, la legge prevedesse la scadenza del titolo di trasporto e senza considerare l’uomo-viaggiatore ne prevedesse il defenestramento in corsa.
Questa (apparente) “furbata” è - come dice Orlando - “criminogena” oltre che in violazione della Convenzione europea e della Costituzione, perché con la scusa della soppressione dei permessi umanitari equipara il “nero al clandestino” da respingere al di fuori dei confini nazionali. E lo fa senza che siano previsti meccanismi di valutazione dell’uomo immigrato (è sposato? Ha figli minori, magari nati in Italia? Fugge da guerre?).
Qual è la morale?
La morale è che il mondo del diritto è faccenda assai più seria della gara social tra i due vicepresidenti e la tesi del Sindaco Orlando - non lo ignoriamo: animata da motivi politici - è qui a ricordarci che in un paese democratico le leggi non si scrivono per i like o i tweet. Esse si scrivono per gli esseri umani e “senza distinzione di sesso, razza, religione, opinioni politiche, condizioni personali o sociali”.

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