giovedì 22 novembre 2018

Verbale dell'assemblea "aperta" del 22.11.2018 e documento al GOVERNO

VERBALE DELL’ASSEMBLEA


Il 22 novembre 2018, alle ore 12:00, presso l’aula Giovanni Falcone del Tribunale di Trapani, si è tenuta l’assemblea straordinaria “aperta” della Camera Penale di Trapani per discutere i seguenti punti all’ordine del giorno:
  1. La riforma illiberale della giustizia penale;
  2. Manifestazione convocata a Roma il 23 novembre 2018 dall'Unione delle Camere Penali Italiane.
Si dà atto che l’assemblea è aperta ai Cittadini, ai Magistrati e agli Avvocati di tutto il Foro.
Sono presenti: numerosi Avvocati, anche non iscritti alla Camera Penale di Trapani, sia iscritti al Foro di Trapani sia ad altri Fori, e numerosi Magistrati del Tribunale di Trapani.
Nessuno è presente per i Deputati e Senatori del territorio, tutti eletti per il Movimento Cinquestelle, sebbene siano stati inviati a partecipare.
Introduce l’assemblea il Presidente della Camera Penale di Trapani, avvocato Salvatore Alagna. Ricorda le ragioni dell’astensione degli avvocati penalisti e invita tutti a partecipare alla manifestazione nazionale di domani, a Roma, al teatro Manzoni.
Interviene quindi il Presidente della Sezione penale, dottoressa Daniela Troja. Ricorda la sua esperienza quale giudice di appello, smentendo il luogo comune sulla dilatorietà dell’impugnazione. Segnala come i propositi di riforma  non siano stati preceduti da un confronto con le c.d. “associazioni di categoria”, e senza alcuna riflessione sul c.d. “diritto penale minimo”. Segnala l’opportunità di mettere mano alla depenalizzazione e che le riforme siano rispettose della Costituzione.
Interviene l’avvocato Giovanni Palermo che lamenta il metodo con cui vengono avanzate le proposte di riforma in ogni ambito giuridico: il mancato confronto con esperti del settore provoca necessariamente uno scollamento dalla realtà.
Interviene l’avvocato Michele Cavarretta, evidenziando l’importanza dell’interlocuzione con la cittadinanza, pur riconoscendo le difficoltà della comunicazione.
Interviene l’avvocato Marco Siragusa, segnala come occorra scongiurare la possibilità che il processo penale diventi irrimediabilmente illiberale, evidenziando che il cavallo di Troia rappresentato dal tema prescrizione nasconde in sé ben altro; la riforma dell’abbreviato porterà all’aumento del carico dibattimentale, venendo meno la funzione deflattiva del rito. Seganala come l’Avvocatura conduca una battaglia di civiltà a difesa della Costituzione e dei Cittadini, con l’aspirazione di coinvolgere su posizioni di verità gli operatori del diritto. E’ falso che i processi si rinviino per esigenze della difesa: il rapporto EURISPES della CP di Roma dimostra altro; è falso il problema della prescrizione; è falso che l’appello non serva (il 50% delle sentenze di appello è di riforma); è pericolosa la annunciata riforma dell’abolizione del divieto della reformatio in pejus. Invita i signori Magistrati, nella qualità di cittadini e sulle posizioni di verità rappresentate, a dire quale sia la posizione dell’ANM: quella del documento licenziato dal comitato direttivo o altra? Segnala la violenza delle espressioni televisive del componente del CSM dottor Pier Camillo Davigo (mettevamo la gente fuori dopo che parlava) ed auspica che tutti se ne voglia prendere la distanza. Ricorda l’assurdità di aver dovuto inserire nell’art. 274 lett. a) c.p.p. la regola del divieto di ricavare esigenze cautelari dal diritto al silenzio, segno evidenze degli abusi dell’era di tangentopoli. Evidenzia la sub-valenza del rapporto tra Politica e Magistratura (⅔ dei voti parlamentari per la legge di amnistia; la riforma dell’art. 68 Cost. etc). La riforma del processo penale dev’essere complessiva: obbligatorietà o meno dell’azione penale contro circolari dei Procuratori; depenalizzazione e processo penale autenticamente di garanzia. Denuncia l’assenza dei parlamentari locali dei cinquestelle, che pure erano stati inviati a partecipare.
Interviene l’avvocato Andrea Miceli: espone preoccupazione per la diminuzione delle garanzie costituzionali;  segnala la necessità di maggiori risorse per una riforma organica. Tutte le annunciate riforme, dalla eliminazione del divieto di reformatio in peius all'abrogazione o limitazione dell'appello,  provocano una limitazione inammissibile dei diritti del cittadino.
Interviene il dottor Emanuele Cersosimo, dell’ufficio GIP: segnala che una riforma pragmatica sarebbe quella di semplificare e modernizzare il sistema delle notifiche. L’avvocatura dovrebbe proporre una sterilizzazione del tempo del legittimo impedimento. Il problema è il panpenalismo: propone una seria depenalizzazione dei reati minori con la modifica del sistema sanzionatorio.
Interviene il dottor Antonio Cavasino, dell’ufficio GIP: segnala le difficoltà del lavoro quotidiano dell’ufficio, e le criticità in materia di patrocinio alle spese dello Stato. Auspica che Magistratura e Avvocatura agiscano unitamente per il bene del processo e del diritto penale. Esprime preoccupazione per il momento storico.
Interviene l’avvocato Elio Esposito, decano del Foro: ricorda la stagione giustizialista di Mani pulite e i suicidi di cittadini presunti innocenti. Ricorda come il problema sia politico e che sopravviva l’assurdità della pretesa punitiva dello Stato pur a fronte dell’assoluzione pronunciata in primo grado (si riferisce alla legge Pecorella). Evidenzia come il politico Bonafede sia assai modesto e inadeguato alla soluzione dei problemi.
Interviene il dottor Gianluigi Visco, della sezione penale del Tribunale: la prescrizione è un istituto da salvaguardare. La riforma Orlando esprimeva un punto di equilibrio. Il processo penale va salvaguardato, soprattutto nel principio dell’oralità. Segnala l’utilità di un accordo preventivo sulla negoziazione in contraddittorio sui testi minori sin dalla prima udienza. Segnala le disfunzioni del sistema. Ribadisce la necessità di trovare una soluzione di mediazione. Si dice contrario alla interruzione senza tempo della prescrizione.
La sola assemblea dei soci della camera penale di Trapani, terminato il dibattito e su proposta del Direttivo, approva, all’unanimità, il documento steso in calce.
Chiuso alle ore 13:45


DOCUMENTO


La Camera penale di TRAPANI,
PRESO ATTO
dei disorganici, populisti e illiberali progetti di riforma del processo penale annunciati dalla maggioranza di governo
CONSIDERATO
che all’epocale riforma della giustizia annunciata dal Ministro On. Avv. Alfonso Bonafede ha fatto seguito uno “scontro” interno alla maggioranza di governo, costretta a rinviare al 2020 e comunque alla riforma del processo penale, l’entrata in vigore delle norme in materia di prescrizione
RICHIAMATI
i documenti del direttivo del 2 il 3 novembre 2018, che s’intendono qui integralmente riprodotti e trascritti mediante rinvio ai link:
VALUTATO
  • che il Governo persegue velleitari e illiberali progetti di riforma della giustizia penale in spregio dei principi fondanti lo Stato di diritto;
  • che il Governo senza alcun confronto serio con l’Avvocatura, la Magistratura e l’Accademia omette di ascoltare le voci dei professionisti del processo che, ogni giorno, frequentano le aule dei palazzi di giustizia;


  • che il Governo insegue progetti propagandistici, sempre annunciati urbi et orbi a mezzo social network, e deliberati su piattaforme virtuali in spregio di ogni regola di democrazia partecipativa;
  • che preoccupa la dichiarazione rilasciata agli atti della Camera dalla Deputata relatrice del c.d. ddl spazza-corrotti sull’accantonamento dell’emendamento sull’agente provocatore (proposta dal Deputato Costa), con la motivazione che gli amministratori locali sarebbero garantiti dalle (potenzialmente false) accuse di mitomani o personaggi in cerca di autore in ragione del presidio penale accordato dai “delitti di diffamazione e ingiuria”; l’affermazione preoccupa perché la Relatrice, intervendo su un tema delicatissimo e complesso che affatica la dottrina penalista da decenni - quello dell’agente provocatore - dimostra di sconoscere che, in casi simili, il delitto sarebbe quello, ben più grave, di calunnia, mentre il delitto di ingiuria è stato addirittura depenalizzato;
  • che è inaccettabile il livello di superficialità e di incompetenza espresso agli atti della Camera dai proponenti il ddl
INVITA
  • il Governo a fermarsi;
  • il Governo ad avviare un percorso condiviso tra tutte le componenti del mondo giustizia, abbandonando le idee espresse da minoranze illiberali;
  • il Governo a convocare - con serietà ed effettività - l’Avvocatura, l’Accademia e la Magistratura ed a condividere il percorso di riforma con competenze che vadano oltre le piattaforme, gli algoritmi e i “contratti” di potere;
DENUNCIA
  • a difesa dei Cittadini, della Costituzione, e dei loro diritti inviolabili le manovre riformatrici di una coalizione di governo incapace di risolvere i problemi effettivi della giustizia;
  • la straordinaria barbarie di un progetto di riforma che, alla maniera kafkiana, vuol rendere il Cittadino presunto innocente eternamente imputato, alla mercé della pretesa punitiva dello Stato come, neppure nei sistemi totalitari, avviene;
  • che il Governo specula sul dolore delle vittime del reato, alle quali lo Stato già oggi assicura tutela e che non meritano di essere coinvolte in un velleitario e illiberale progetto di riforma dell’istituto della prescrizione;
ADERISCE
all’astensione proclamata dall’Unione delle Camere Penali Italiane e alla manifestazione nazionale convocata a Roma CONTRO IL GIUSTIZIALISMO POPULISTA, IN DIFESA DELLA COSTITUZIONE E DEI DIRITTI DELLA PERSONA.
Per CP Trapani parteciperanno i soci Avvocati Stefano Giordano, Domenico Amoroso, Stefania Alcamo e Laura Marchingiglio.
CP Trapani esprime sostegno alla manifestazione a tutela del Giusto ed Equo Processo e contro i progetti di riforma governativi.
Le motivazioni della protesta, che hanno dato vita alla manifestazione nazionale sono così sintetizzate sul sito dell’U.C.P.I.:
“I penalisti italiani chiamano la comunità dei giuristi, la cultura, la politica e l’informazione a difesa dei diritti della persona riconosciuti dalla Costituzione e contro la restaurazione giustizialista del processo penale, per dire con chiarezza a tutti i cittadini che:
- Il processo penale non è il luogo popolato di colpevoli in attesa di essere condannati o altrimenti di farla franca grazie ai cavilli degli azzeccagarbugli. Il processo è il rito pubblico e solenne mediante il quale il giudice verifica la fondatezza di un’accusa formulata nei confronti di un imputato che si presume innocente.
- L’imputato ha diritto a che il Giudice pronunci la sentenza in un tempo ragionevole e definito. Solo una concezione disumana della persona ed un’idea incivile del processo penale possono generare il processo infinito, che oltraggia e pregiudica i diritti più elementari dell’imputato e delle stesse persone offese.
- È inaccettabile la pretesa di intervenire sulla eccessiva durata dei processi comprimendo i diritti di difesa e le forme di acquisizione della prova in contraddittorio tra le parti, lasciando invece intatta la signoria dei pubblici ministeri sulla durata delle indagini.
- È insanabilmente contraddittoria la pretesa di accorciare i tempi di celebrazione del processo ed allo stesso tempo di demolire la efficacia dei riti alternativi al dibattimento
DISPONE
l’invio del presente documento al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Giustizia, al Presidente della Corte d’appello di Palermo, al Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’appello di Palermo, al Presidente del Tribunale di Trapani, al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trapani, al Coordinatore del Giudice di pace di  Trapani e di Alcamo, all’Unione delle Camere Penali italiane, ai Parlamentari della Provincia, agli organi di stampa, al Coa di Trapani e a tutti gli iscritti.

TRAPANI, 22 novembre 2018





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