Chi siamo

giovedì 22 novembre 2018

Verbale dell'assemblea "aperta" del 22.11.2018 e documento al GOVERNO

VERBALE DELL’ASSEMBLEA


Il 22 novembre 2018, alle ore 12:00, presso l’aula Giovanni Falcone del Tribunale di Trapani, si è tenuta l’assemblea straordinaria “aperta” della Camera Penale di Trapani per discutere i seguenti punti all’ordine del giorno:
  1. La riforma illiberale della giustizia penale;
  2. Manifestazione convocata a Roma il 23 novembre 2018 dall'Unione delle Camere Penali Italiane.
Si dà atto che l’assemblea è aperta ai Cittadini, ai Magistrati e agli Avvocati di tutto il Foro.
Sono presenti: numerosi Avvocati, anche non iscritti alla Camera Penale di Trapani, sia iscritti al Foro di Trapani sia ad altri Fori, e numerosi Magistrati del Tribunale di Trapani.
Nessuno è presente per i Deputati e Senatori del territorio, tutti eletti per il Movimento Cinquestelle, sebbene siano stati inviati a partecipare.
Introduce l’assemblea il Presidente della Camera Penale di Trapani, avvocato Salvatore Alagna. Ricorda le ragioni dell’astensione degli avvocati penalisti e invita tutti a partecipare alla manifestazione nazionale di domani, a Roma, al teatro Manzoni.
Interviene quindi il Presidente della Sezione penale, dottoressa Daniela Troja. Ricorda la sua esperienza quale giudice di appello, smentendo il luogo comune sulla dilatorietà dell’impugnazione. Segnala come i propositi di riforma  non siano stati preceduti da un confronto con le c.d. “associazioni di categoria”, e senza alcuna riflessione sul c.d. “diritto penale minimo”. Segnala l’opportunità di mettere mano alla depenalizzazione e che le riforme siano rispettose della Costituzione.
Interviene l’avvocato Giovanni Palermo che lamenta il metodo con cui vengono avanzate le proposte di riforma in ogni ambito giuridico: il mancato confronto con esperti del settore provoca necessariamente uno scollamento dalla realtà.
Interviene l’avvocato Michele Cavarretta, evidenziando l’importanza dell’interlocuzione con la cittadinanza, pur riconoscendo le difficoltà della comunicazione.
Interviene l’avvocato Marco Siragusa, segnala come occorra scongiurare la possibilità che il processo penale diventi irrimediabilmente illiberale, evidenziando che il cavallo di Troia rappresentato dal tema prescrizione nasconde in sé ben altro; la riforma dell’abbreviato porterà all’aumento del carico dibattimentale, venendo meno la funzione deflattiva del rito. Seganala come l’Avvocatura conduca una battaglia di civiltà a difesa della Costituzione e dei Cittadini, con l’aspirazione di coinvolgere su posizioni di verità gli operatori del diritto. E’ falso che i processi si rinviino per esigenze della difesa: il rapporto EURISPES della CP di Roma dimostra altro; è falso il problema della prescrizione; è falso che l’appello non serva (il 50% delle sentenze di appello è di riforma); è pericolosa la annunciata riforma dell’abolizione del divieto della reformatio in pejus. Invita i signori Magistrati, nella qualità di cittadini e sulle posizioni di verità rappresentate, a dire quale sia la posizione dell’ANM: quella del documento licenziato dal comitato direttivo o altra? Segnala la violenza delle espressioni televisive del componente del CSM dottor Pier Camillo Davigo (mettevamo la gente fuori dopo che parlava) ed auspica che tutti se ne voglia prendere la distanza. Ricorda l’assurdità di aver dovuto inserire nell’art. 274 lett. a) c.p.p. la regola del divieto di ricavare esigenze cautelari dal diritto al silenzio, segno evidenze degli abusi dell’era di tangentopoli. Evidenzia la sub-valenza del rapporto tra Politica e Magistratura (⅔ dei voti parlamentari per la legge di amnistia; la riforma dell’art. 68 Cost. etc). La riforma del processo penale dev’essere complessiva: obbligatorietà o meno dell’azione penale contro circolari dei Procuratori; depenalizzazione e processo penale autenticamente di garanzia. Denuncia l’assenza dei parlamentari locali dei cinquestelle, che pure erano stati inviati a partecipare.
Interviene l’avvocato Andrea Miceli: espone preoccupazione per la diminuzione delle garanzie costituzionali;  segnala la necessità di maggiori risorse per una riforma organica. Tutte le annunciate riforme, dalla eliminazione del divieto di reformatio in peius all'abrogazione o limitazione dell'appello,  provocano una limitazione inammissibile dei diritti del cittadino.
Interviene il dottor Emanuele Cersosimo, dell’ufficio GIP: segnala che una riforma pragmatica sarebbe quella di semplificare e modernizzare il sistema delle notifiche. L’avvocatura dovrebbe proporre una sterilizzazione del tempo del legittimo impedimento. Il problema è il panpenalismo: propone una seria depenalizzazione dei reati minori con la modifica del sistema sanzionatorio.
Interviene il dottor Antonio Cavasino, dell’ufficio GIP: segnala le difficoltà del lavoro quotidiano dell’ufficio, e le criticità in materia di patrocinio alle spese dello Stato. Auspica che Magistratura e Avvocatura agiscano unitamente per il bene del processo e del diritto penale. Esprime preoccupazione per il momento storico.
Interviene l’avvocato Elio Esposito, decano del Foro: ricorda la stagione giustizialista di Mani pulite e i suicidi di cittadini presunti innocenti. Ricorda come il problema sia politico e che sopravviva l’assurdità della pretesa punitiva dello Stato pur a fronte dell’assoluzione pronunciata in primo grado (si riferisce alla legge Pecorella). Evidenzia come il politico Bonafede sia assai modesto e inadeguato alla soluzione dei problemi.
Interviene il dottor Gianluigi Visco, della sezione penale del Tribunale: la prescrizione è un istituto da salvaguardare. La riforma Orlando esprimeva un punto di equilibrio. Il processo penale va salvaguardato, soprattutto nel principio dell’oralità. Segnala l’utilità di un accordo preventivo sulla negoziazione in contraddittorio sui testi minori sin dalla prima udienza. Segnala le disfunzioni del sistema. Ribadisce la necessità di trovare una soluzione di mediazione. Si dice contrario alla interruzione senza tempo della prescrizione.
La sola assemblea dei soci della camera penale di Trapani, terminato il dibattito e su proposta del Direttivo, approva, all’unanimità, il documento steso in calce.
Chiuso alle ore 13:45


DOCUMENTO


La Camera penale di TRAPANI,
PRESO ATTO
dei disorganici, populisti e illiberali progetti di riforma del processo penale annunciati dalla maggioranza di governo
CONSIDERATO
che all’epocale riforma della giustizia annunciata dal Ministro On. Avv. Alfonso Bonafede ha fatto seguito uno “scontro” interno alla maggioranza di governo, costretta a rinviare al 2020 e comunque alla riforma del processo penale, l’entrata in vigore delle norme in materia di prescrizione
RICHIAMATI
i documenti del direttivo del 2 il 3 novembre 2018, che s’intendono qui integralmente riprodotti e trascritti mediante rinvio ai link:
VALUTATO
  • che il Governo persegue velleitari e illiberali progetti di riforma della giustizia penale in spregio dei principi fondanti lo Stato di diritto;
  • che il Governo senza alcun confronto serio con l’Avvocatura, la Magistratura e l’Accademia omette di ascoltare le voci dei professionisti del processo che, ogni giorno, frequentano le aule dei palazzi di giustizia;


  • che il Governo insegue progetti propagandistici, sempre annunciati urbi et orbi a mezzo social network, e deliberati su piattaforme virtuali in spregio di ogni regola di democrazia partecipativa;
  • che preoccupa la dichiarazione rilasciata agli atti della Camera dalla Deputata relatrice del c.d. ddl spazza-corrotti sull’accantonamento dell’emendamento sull’agente provocatore (proposta dal Deputato Costa), con la motivazione che gli amministratori locali sarebbero garantiti dalle (potenzialmente false) accuse di mitomani o personaggi in cerca di autore in ragione del presidio penale accordato dai “delitti di diffamazione e ingiuria”; l’affermazione preoccupa perché la Relatrice, intervendo su un tema delicatissimo e complesso che affatica la dottrina penalista da decenni - quello dell’agente provocatore - dimostra di sconoscere che, in casi simili, il delitto sarebbe quello, ben più grave, di calunnia, mentre il delitto di ingiuria è stato addirittura depenalizzato;
  • che è inaccettabile il livello di superficialità e di incompetenza espresso agli atti della Camera dai proponenti il ddl
INVITA
  • il Governo a fermarsi;
  • il Governo ad avviare un percorso condiviso tra tutte le componenti del mondo giustizia, abbandonando le idee espresse da minoranze illiberali;
  • il Governo a convocare - con serietà ed effettività - l’Avvocatura, l’Accademia e la Magistratura ed a condividere il percorso di riforma con competenze che vadano oltre le piattaforme, gli algoritmi e i “contratti” di potere;
DENUNCIA
  • a difesa dei Cittadini, della Costituzione, e dei loro diritti inviolabili le manovre riformatrici di una coalizione di governo incapace di risolvere i problemi effettivi della giustizia;
  • la straordinaria barbarie di un progetto di riforma che, alla maniera kafkiana, vuol rendere il Cittadino presunto innocente eternamente imputato, alla mercé della pretesa punitiva dello Stato come, neppure nei sistemi totalitari, avviene;
  • che il Governo specula sul dolore delle vittime del reato, alle quali lo Stato già oggi assicura tutela e che non meritano di essere coinvolte in un velleitario e illiberale progetto di riforma dell’istituto della prescrizione;
ADERISCE
all’astensione proclamata dall’Unione delle Camere Penali Italiane e alla manifestazione nazionale convocata a Roma CONTRO IL GIUSTIZIALISMO POPULISTA, IN DIFESA DELLA COSTITUZIONE E DEI DIRITTI DELLA PERSONA.
Per CP Trapani parteciperanno i soci Avvocati Stefano Giordano, Domenico Amoroso, Stefania Alcamo e Laura Marchingiglio.
CP Trapani esprime sostegno alla manifestazione a tutela del Giusto ed Equo Processo e contro i progetti di riforma governativi.
Le motivazioni della protesta, che hanno dato vita alla manifestazione nazionale sono così sintetizzate sul sito dell’U.C.P.I.:
“I penalisti italiani chiamano la comunità dei giuristi, la cultura, la politica e l’informazione a difesa dei diritti della persona riconosciuti dalla Costituzione e contro la restaurazione giustizialista del processo penale, per dire con chiarezza a tutti i cittadini che:
- Il processo penale non è il luogo popolato di colpevoli in attesa di essere condannati o altrimenti di farla franca grazie ai cavilli degli azzeccagarbugli. Il processo è il rito pubblico e solenne mediante il quale il giudice verifica la fondatezza di un’accusa formulata nei confronti di un imputato che si presume innocente.
- L’imputato ha diritto a che il Giudice pronunci la sentenza in un tempo ragionevole e definito. Solo una concezione disumana della persona ed un’idea incivile del processo penale possono generare il processo infinito, che oltraggia e pregiudica i diritti più elementari dell’imputato e delle stesse persone offese.
- È inaccettabile la pretesa di intervenire sulla eccessiva durata dei processi comprimendo i diritti di difesa e le forme di acquisizione della prova in contraddittorio tra le parti, lasciando invece intatta la signoria dei pubblici ministeri sulla durata delle indagini.
- È insanabilmente contraddittoria la pretesa di accorciare i tempi di celebrazione del processo ed allo stesso tempo di demolire la efficacia dei riti alternativi al dibattimento
DISPONE
l’invio del presente documento al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Giustizia, al Presidente della Corte d’appello di Palermo, al Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’appello di Palermo, al Presidente del Tribunale di Trapani, al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trapani, al Coordinatore del Giudice di pace di  Trapani e di Alcamo, all’Unione delle Camere Penali italiane, ai Parlamentari della Provincia, agli organi di stampa, al Coa di Trapani e a tutti gli iscritti.

TRAPANI, 22 novembre 2018





mercoledì 21 novembre 2018

Assemblea Aperta, Trapani 22 novembre 2018

Culmine dell'attuale periodo di astensione dalle udienze, proclamato dall'Unione delle Camere Penali Italiane, saranno due appuntamenti:
l'ASSEMBLEA APERTA convocata d'urgenza dalla Camera Penale di Trapani e che si svolgerà domani, giovedì 22, alle ore 12, presso i locali del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati, Palazzo di Giustizia di Trapani;
la manifestazione nazionale a Roma CONTRO IL GIUSTIZIALISMO POPULISTA, IN DIFESA DELLA COSTITUZIONE E DEI DIRITTI DELLA PERSONA.
"Gli Avvocati Stefano Giordano, Domenico Amoroso, Stefania Alcamo e Laura Marchingiglio rappresenteranno la Camera Penale "G. Rubino" di Trapani a Roma, alla manifestazione organizzata dall'U.C.P.I. a sostegno del Giusto Processo contro i progetti di riforma governativi. Una delegazione qualificata per opporre un rifiuto motivato e ragionato alla deriva autoritaria che sta sommergendo la Patria del Diritto e alla quale resisteremo con la forza intellettuale che connota l'Avvocatura." - così il Presidente Alagna, condensa la piena adesione della Camera Penale di Trapani alle attività dei Penalisti italiani nel contrasto acceso sulle riforme in discussione.
Le motivazioni della protesta, che hanno dato vita alla manifestazione nazionale sono così sintetizzate sul sito dell’U.C.P.I.:
“I penalisti italiani chiamano la comunità dei giuristi, la cultura, la politica e l’informazione a difesa dei diritti della persona riconosciuti dalla Costituzione e contro la restaurazione giustizialista del processo penale, per dire con chiarezza a tutti i cittadini che:
- Il processo penale non è il luogo popolato di colpevoli in attesa di essere condannati o altrimenti di farla franca grazie ai cavilli degli azzeccagarbugli. Il processo è il rito pubblico e solenne mediante il quale il giudice verifica la fondatezza di una accusa formulata nei confronti di un imputato che si presume innocente.
- L’imputato ha diritto a che il Giudice pronunci la sentenza in un tempo ragionevole e definito. Solo una concezione disumana della persona ed un’idea incivile del processo penale possono generare il processo infinito, che oltraggia e pregiudica i diritti più elementari dell’imputato e delle stesse persone offese.
- È inaccettabile la pretesa di intervenire sulla eccessiva durata dei processi comprimendo i diritti di difesa e le forme di acquisizione della prova in contraddittorio tra le parti, lasciando invece intatta la signoria dei pubblici ministeri sulla durata delle indagini.
- È insanabilmente contraddittoria la pretesa di accorciare i tempi di celebrazione del processo ed allo stesso tempo di demolire la efficacia dei riti alternativi al dibattimento

martedì 6 novembre 2018

RASSEGNA STAMPA SULLO STATO DI AGITAZIONE PER L'EMENDAMENTO IN MATERIA DI PRESCRIZIONE

TELESUD TRAPANI
https://www.youtube.com/watch?v=xzyUU5LxXfQ&feature=youtu.be

GIORNALE DI SICILIA





































RMC (da minuto 22:47) 
https://podcast.tp24.it/podcast/1541514423-volatore-novembre-2018.mp3

TrapaniSì
http://www.trapanisi.it/no-alla-prescrizione-la-camera-penale-di-trapani-proclama-lo-stato-dagitazione/?fbclid=IwAR0LQjUd4YKSJ5PVGDKIS-EsbqCKeHPIjxi5lqjkbDCvnaXnhAQV075lTHc

IL GAZZETTINO DI SICILIA
https://www.ilgazzettinodisicilia.it/2018/11/08/prescrizione-anche-a-trapani-penalisti-contrari-a-processi-eterni-emendamento-slogan-m5s-contrario-a-diritti-garantiti-al-cittadino-da-costituzione/?fbclid=IwAR1BgMWlqFZsMyUblo9xn1CNgYAIGAcHgSJvnMEk-RycBnZuhbxc_PF1LSY

https://www.ilgazzettinodisicilia.it/2018/11/09/governo-stop-alla-prescrizione-con-slogan-basta-impuniti-camere-penali-protestano-no-processi-eterni-sciagurate-iniziative-di-propaganda/

TRAPANI OGGI
https://www.trapanioggi.it/riforma-della-prescrizione-la-camera-penale-proclama-stato-di-agitazione-e-invia-documento-al-ministro-bonafede?fbclid=IwAR3uZL4MMZB34TClxEhSLa7f2KbI1GP9T0k3asdzi46DzHLNwm4JH08wb94

ALQAMAH
http://www.alqamah.it/2018/11/06/la-protesta-dei-penalisti/?fbclid=IwAR3fM1e6B13AOpkcvGI6dIMqaaDPhvsa81p6gFFtXjAY3lqyfu8JjZQq758

http://www.alqamah.it/2018/11/05/stato-di-agitazione-della-camera-penale-di-trapani/?fbclid=IwAR3un3O1FNpjy2-XA1g3KAthL2YtnG_Xum4rK5iFYTwyUyCVmWzCocvgsko

TP24 
https://www.tp24.it/2018/11/06/professioni/avvocati-penalisti-trapani-stato-agitazione/126592

https://www.tp24.it/2018/11/08/protagonisti/trapani-avvocati-riforma-prescrizione-truffa-cittadini/126659?fbclid=IwAR0u5bcCDaomqjau2xT-dbrYFXHTNHFO7gNFgaLdNAFKpG3V1AVoF7YVgL4

IL LOCALE NEWS

https://www.illocalenews.it/public/illocalenews/Edizione%20di%20sabato%2010%20novembre_Layout%201.pdf







sabato 3 novembre 2018

La certezza della pena spiegata ai cittadini


Se mancano i medici per eseguire un esame "quoad vitam", non si può dire al malato: "Ripassa tra dieci anni, quando sarai morto"!
Una norma di legge è tale se prevede una pena per la sua inosservanza. E la pena ha funzioni molteplici:
- deterrenti: sconsiglia la violazione della norma con la minaccia della sanzione;
- retributive: restituisce con qualcosa (la libertà, dopo averla scontata, del reo) qualcos’altro (il delitto commesso);
- rieducative: offre l’occasione di essere riammesso nel consesso sociale, dopo aver retribuito l’errore.
Questo è il motivo che impone tempi brevi per l’accertamento di un fatto. 
Non siete persuasi?
Facciamo un esempio facile, facile: vostro figlio diciottenne, alla guida ubriaco, ha investito e ucciso un padre di famiglia. Credete che dopo 19 anni - quando vostro figlio avrà 37 anni e sarà a sua volta padre di famiglia, una persona diversa dall’adolescente di un tempo -, abbia senso rinchiuderlo in un carcere? E che “soddisfazione” potranno avere i familiari della vittima che nel frattempo avranno incassato il risarcimento e ricostruito la propria vita?
L’attuale sistema prevede che se lo Stato, entro diciannove anni (con la sospensione Orlando infra grado), non sarà in grado di concludere il processo, vostro figlio non dovrà retribuire più nulla. 
Questa è la prescrizione!
Se col tempo hai dato prova di retribuzione e di rieducazione (non hai commesso altri reati e sei un altro uomo), lo Stato non ha più interesse a punirti.
Si potrebbe giustamente obiettare che vostro figlio crescerebbe nella convinzione di “averla fatta franca”: certo, ma non sarebbe così se lo Stato assicurasse la giustizia in tempi celeri!
E invece cosa accade?
Accade che si criminalizza anche la pesca della sardina e si fanno troppi (spesso inutili) processi penali con poche risorse umane (giudici e cancellieri) e pure strutturali (le aule). 
Qual è la soluzione? 
In questa situazione, direste voi - e direbbe la logica - si dovrebbe investire per rendere più efficiente il sistema.
E invece l’ineffabile Ministro, Alfonso Bonafede, propone esattamente il contrario di ciò che il buon senso di tutti consiglia.
Egli fa come il medico che consiglia al malato di morire: "Ripassa tra dieci anni e se sarai morto non ci sarà nessuna pena; se invece sarai ancora vivo, ti puniremo senza valutare se nel frattempo sei una persona diversa."!
Chiunque, a questo punto, può intendere come venga meno la funzione della pena: non ha effetti di minaccia (deterrente), ma è semplice ingiustizia; non ha effetti riparatori (retributivi), ma è mera afflizione; non ha effetti socializzanti (rieducativi), ma è inutile ritorsione.
Se non ha senso punire chi è morto, non ne ha punire chi è diversamente vivo!
Se questo è il cambiamento, forse è il caso di rivolgersi a un altro medico.
[per il Direttivo, Marco Siragusa]

venerdì 2 novembre 2018

La prescrizione e il processo infinito: come violare la Costituzione

Allarme permanente sul fronte Giustizia: sostanziale soppressione dell'istituto della prescrizione. Si continua sulla scia della riforma Orlando. Violazione della ragionevole durata del processo e violazione del giusto processo. Costituzione costantemente e pervicacemente violata. Il tutto in dispregio del diritto di imputati e persone offese ad ottenere, in tempi razionali, una sentenza. Una vita da imputato (parafrasando il titolo di una nota canzone) o da persona offesa, senza giustizia: come "color che son sospesi". Lo stato di agitazione proclamato dalla Giunta UCPI è opportuno e tempestivo. Questa volta non dobbiamo attendere gli sviluppi ma precederli!

martedì 30 ottobre 2018

(Il)legittima difesa: dall'oggettività della proporzione alla soggettività della reazione

Approvata in Senato la nuova normativa che rivoluzionerà la disciplina della legittima difesa. Non più, dunque, proporzione tra difesa e offesa, non più "commodus discessus" e cioè possibilità di sottrarsi all' offesa anche con la fuga. Sarà sufficiente un grave turbamento e si potrà fare fuoco anche per il furto di un soprammobile o, come si leggeva nei vecchi manuali, per impedire la sottrazione di una gallina (con il massimo rispetto e simpatia per la bestiola). Ed è questa la questione fondamentale e cioè se sia legittimo uccidere l'intruso per difendere un bene di infimo valore, solo e soltanto per un "grave turbamento" dai connotati indefiniti e che dovrebbe essere apprezzato dal giudice, presumibilmente, sulla scorta delle dichiarazione dell'offeso. La nostra alta tradizione giuridica e la nostra civiltà non lo consentono. Il disvalore tra i beni giuridici oggetto della tutela normativa è e dovrebbe rimanere l'unico parametro di valutazione della liceità della legittima difesa. Prevedibili le obiezioni dei propugnatori del nuovo concetto di autodifesa: "se taluno si introduce in ora notturna a casa tua e se sei turbato puoi sparargli". Argomento specioso! L’attuale disciplina consente all'offeso di difendersi, anche con l'uso delle armi, quando in gioco è l'incolumità personale propria e dei propri congiunti, conformemente al concetto di proporzionalità tra offesa e difesa. Chiunque è legittimato ad auto difendersi se il male minacciato è invincibile e non esiste altro modo per sottrarvisi. La propaganda è, dunque, una cosa, altro è invece il diritto! Ciò che sorprende è che questi parametri sono contenuti nel codice Rocco, quello fascista, ma che era stato pensato da giuristi veri, non impegnati in campagne elettorali permanenti.

mercoledì 25 luglio 2018

Manette ai polsi e media

“Per quanto imperfette siano le forme, esse hanno il potere di proteggere. Sono esse le nemiche giurate della tirannide popolare o di altra specie” (Benjamin Constant)
L’articolo 114 comma 6 bis del codice di procedura penale recita che “6-bis. E' vietata la pubblicazione dell'immagine di persona privata della libertà personale ripresa mentre la stessa si trova sottoposta all'uso di manette ai polsi ovvero ad altro mezzo di coercizione fisica, salvo che la persona vi consenta”.
Ora, a meno che i due fermati della nave Diciotti vi abbiano consentito, ciascuno coglie la violazione della regola dalle immagini di questo video auto-prodotto ad uso e consumo dei media (https://m.youtube.com/watch?v=8KWYdFIQexM#).
La dignità e la tutela dalla pubblica gogna sono espressione di civiltà, e non possono essere sacrificati sull’altare della “tirannide popolare o di altra specie”.
[ Marco Siragusa con Salvatore Alagna ]

sabato 14 luglio 2018

IN MARE VITAM VIRTUTE SERVANDAM


"Ci eravamo già occupati - a proposito della vicenda della nave Acquarius - di come certa politica tendesse a risolvere i problemi mediante la propaganda del “fatto compiuto”. Avevamo denunciato, come ragione fondante di uno Stato di diritto, l’indispensabile necessità di garantire e di assicurare i diritti fondamentali dell’uomo.
Torniamo ad occuparcene oggi - quando Trapani è balzata agli onori della cronaca per la vicenda della nave Diciotti - per registrare che avevamo visto giusto.

Dietro la propaganda da quattro soldi che si fa sui diritti umani, il sistema democratico regge sulle spalle di uomini e donne delle istituzioni che svolgono, nel silenzio e con coscienza, il loro dovere quotidiano di uomini dello Stato.
Il nostro plauso va alla serietà del procuratore della Repubblica dott. Alfredo Morvillo e ai magistrati della Procura di Trapani, agli uomini delle forze dell’ordine e al Capo dello Stato, Sergio Mattarella.
Questa vicenda è l’emblema del principio della separazione dei poteri, dei pesi e dei contrappesi sui quali regge il patto sociale e democratico.
Ciascuno di noi, detto altrimenti, può raggiungere la santità semplicemente facendo il proprio dovere. Che è cosa diversa dal propagandare l’odio e la cultura del diverso."

martedì 22 maggio 2018

IL GOVERNO CHE VERRA'

Il cosiddetto contratto di governo suscita perplessità e preoccupazione per la disinvoltura con la quale i suoi ideatori programmano la sistematica violazione della Costituzione.  
I maggiori “attentati” si registrano in materia di giustizia, soprattutto penale.
L'ennesimo colpo al rito abbreviato, che sarà inibito agli imputati di reati puniti con la pena dell'ergastolo o previsti dall'art.51 comma 3 bis del codice di procedura penale; l’inasprimento delle pene per i reati in materia sessuale; le norme che dovrebbero “rivedere al ribasso" l'imputabilità dei minori; il ripristino dei reati depenalizzati; la costruzione di nuovi istituti di pena, non per migliorare le condizioni di vita carceraria, ma per popolarli con nuovi detenuti; l'abolizione sostanziale dell'ordinamento penitenziario, con il superamento del regime non recidivante delle pene alternative; il potenziamento delle intercettazioni.
Una clausola contrattuale che riporterebbe indietro di cinquant'anni l'orologio della giustizia, vanificando i principi costituzionali del Giusto Processo, del  diritto di difesa, e della funzione rieducativa della pena.
In tema di corruzione, è prevista l’introduzione dell'agente provocatore: ci saranno dunque individui che indurranno taluni altri a farsi corrompere per poi denunciarli.
Si tratta di un metodo tipico di quei regimi autoritari che tutelano la propria esistenza, preventivamente individuando e punendo i potenziali oppositori. La Stasi e la Securitate, polizie segrete rispettivamente della Germania Orientale e della Romania di Ceauşescu, l' OVRA di nostra infausta memoria ne sono stati tristi utilizzatori.
Un altro passo a ritroso dell'ora della storia e della civiltà.
L'Avvocatura Italiana non può e non deve rimanere indifferente davanti a simili intenzioni che presto potrebbero tradursi in concreti provvedimenti con lo strumento del voto di fiducia in nome della democrazia e con il placet di qualche migliaio di voti promananti dall’algoritmo della "piattaforma Rousseau".
Occorre dare un segnale inequivocabile e fermo che gli Avvocati Penalisti non sono disposti a tollerare questa sistematica violenza alla Costituzione e che intendono adempiere, fino in fondo, alla loro funzione di garanzia e di  custodia della Legalità.
Chiediamo un segnale deciso: un incontro urgente con il Presidente della Repubblica, uomo di diritto sensibile alle garanzie costituzionali, e con i Presidenti delle Camere, per rappresentare la volontà dell'Avvocatura Penalista di resistere a questa vero e propria deriva giustizialista.
Sull'Avvocatura incombe ancora il dovere di informare i Cittadini  e di difenderne i diritti e le libertà fondamentali, sensibilizzando l'opinione pubblica; è necessaria inoltre un'azione sinergica con la Magistratura illuminata per vanificare l’iniziativa demagogica in preparazione, foriera di ulteriori sostanziali limitazioni libertarie.

Trapani, 22 maggio 2018 Il Direttivo